{"id":1,"date":"2021-09-14T17:03:45","date_gmt":"2021-09-14T15:03:45","guid":{"rendered":"https:\/\/casamuseoenricocaruso.it\/web\/?p=1"},"modified":"2023-12-28T14:14:54","modified_gmt":"2023-12-28T13:14:54","slug":"a-cura-di-guido-donofrio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/casamuseoenricocaruso.it\/index.php\/2021\/09\/14\/a-cura-di-guido-donofrio\/","title":{"rendered":"A cura di Guido d&#8217;Onofrio"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; custom_padding_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; admin_label=&#8221;section&#8221; _builder_version=&#8221;4.17.1&#8243; custom_padding=&#8221;1px||||false|false&#8221; custom_padding_tablet=&#8221;||26px||false|false&#8221; custom_padding_phone=&#8221;1px||26px||false|false&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221; _builder_version=&#8221;4.17.1&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/casamuseoenricocaruso.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Guido-DOnofrio.jpg&#8221; title_text=&#8221;Guido D&#8217;Onofrio&#8221; align_tablet=&#8221;&#8221; align_phone=&#8221;center&#8221; align_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; _builder_version=&#8221;4.17.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; width=&#8221;30%&#8221; width_tablet=&#8221;&#8221; width_phone=&#8221;84%&#8221; width_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; border_radii=&#8221;on|6px|6px|6px|6px&#8221; box_shadow_style=&#8221;preset3&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_image][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.17.1&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; text_font_size=&#8221;16px&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; text_font_size_tablet=&#8221;16px&#8221; text_font_size_phone=&#8221;16px&#8221; text_font_size_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<p>\u200bGUIDO D\u2019ONOFRIO, STORICO DI CARUSO, E ENRICO JR.<\/p>\n<p>Non ho avuto &#8211; e, per evidenti distanze anagrafiche, non potevo avere &#8211; la fortuna di conoscere personalmente Enrico Caruso.<\/p>\n<p>Ma sin dalla pi\u00f9 giovane et\u00e0 (quando con passione e rispetto cercavo di accostarmi anch\u2019io all\u2019arte della Lirica) mi bast\u00f2 sentire qualche sua romanza su un vecchio grammofono a tromba, per scoprire l\u2019immenso fascino della sua inimitabile voce, ed essere attratto dalla sua poliedrica personalit\u00e0 di uomo e di artista.<\/p>\n<p>Fu &#8211; si potrebbe dire &#8211; \u201camore a primo\u2026..ascolto\u201d. Un sentimento che, con ammirazione incondizionata coltivo tuttora: col limpido immutato entusiasmo della mia giovent\u00f9; con le motivate ragioni che vengono da una conoscenza piena e diretta, a dispetto di ogni distanza di spazio e di tempo.<\/p>\n<p>Mi si vorr\u00e0 perdonare se, per queste testimonianze, sono costretto a parlare in prima persona: non certo per protagonismo, ma per cercare di trasmettere con pi\u00f9 spontanea immediatezza, almeno parzialmente la carica di emozioni che sale dalla realt\u00e0 di tante vicende e dagli angoli pi\u00f9 lontani della memoria.<\/p>\n<p>Non con lo spirito interessato del collezionista, bens\u00ec con l\u2019animo semplice e disinteressato di cultore, ho cominciato, dunque, sin dalla mia giovent\u00f9, a raccogliere ogni possibile testimonianza della persona e dell\u2019arte del nostro grande tenore, ovvero il pi\u00f9 grande tenore di tutti i tempi, non solo in Italia ma nel mondo intero.<\/p>\n<p>Quella paziente, tenacissima ed anche sofferta opera di ricerca lasciava comunque un po\u2019 inappagata quella mia voglia di sempre pi\u00f9 stretta \u201cvicinanza\u201d alla persona dell\u2019\u201damico\u201d tenore. Cos\u00ec riuscii ad entrare in contatto col suo secondo figlio, che aveva il suo stesso nome \u2013 Enrico Caruso jr. &#8211; e viveva a Jacksonville, in Florida.<\/p>\n<p>Bast\u00f2 il calore della schiettezza di una lettera, seguita da qualche telefonata, per dare al mio interlocutore la prova della sincerit\u00e0 disinteressata della mia amicizia, e per regalare a me stesso la gioia di sentirmi, finalmente anche fisicamente, vicino al mio idolo attraverso il rapporto &#8211; sia pure a distanza &#8211; con una delle persone a lui pi\u00f9 care e vicine nei percorsi della sua esistenza. Era il 1984.<\/p>\n<p>La confidenza che matur\u00f2 da quel contatto basato su amicizia e reciproca stima, mi consent\u00ec di arricchire il bagaglio di conoscenze e notizie che gi\u00e0 per mio conto avevo acquisito come storico del mitico tenore. E, attraverso i ricordi del figlio assunsero una pi\u00f9 personale profondit\u00e0 tanti aspetti della vita privata di Caruso: cos\u00ec da indurmi ad accostarmi in modo sempre pi\u00f9 diretto, anche nei comportamenti, alla figura dell\u2019Artista. Per una fugace conferma di quanto ho appena detto, la venerazione per il mio idolo mi port\u00f2 anche a nutrirmi del suo stesso stile di vita: adottai, infatti, un \u201cfox terrier\u201d, cane della stessa razza particolarmente amata dal tenore!<\/p>\n<p>Proprio il fraterno desiderio di assecondare l\u2019amico Enrico jr. mi port\u00f2 poi a sfatare una macroscopica falsit\u00e0 di carattere anagrafico &#8211; consolidata nel tempo sulle origini di Caruso &#8211; e a compiere una scoperta per la quale ampio credito ebbi da importanti testate giornalistiche di tutto il mondo. Di che cosa si trattava, in realt\u00e0? Cercher\u00f2 di spiegarlo andando necessariamente un po\u2019 indietro negli anni.<\/p>\n<p>Per tanto, troppo tempo, le origini del grande Caruso erano state avvolte in una sorta di nebbia, tra riservatezza e mistero. E tra i pi\u00f9 famosi biografi dell\u2019epoca si era consolidata la voce che l\u2019artista fosse stato il diciottesimo di ben ventuno figli, e &#8211; fatto mirabolante &#8211; il primo a sopravvivere all\u2019infanzia dei diciassette fratellini che lo avevano preceduto. Questo indusse un suo autorevole biografo &#8211; Francis Robinson &#8211; ad attribuire la nascita e la sopravvivenza del piccolo Enrico a un prodigioso disegno del destino. Che a quel diciottesimo sopravvissuto aveva voluto donare \u201cla pi\u00f9 grande voce della storia del palcoscenico!\u201d<\/p>\n<p>E cos\u00ec, nella biografia del 1957 \u201cCaruso is life in picture\u201d annot\u00f2 con estasiato lirismo: \u201c\u201d\u2026.in via san Giovanniello agli Ottocalli \u00e8 passato un angelo il 25 febbraio 1873!\u201d\u201d Ma forse il primo e pi\u00f9 grande responsabile della clamorosa \u201csvista originale\u201d era stato il biografo americano Pierre Key, che l\u2019aveva pubblicata in anteprima nel 1922. E tutti i biografi successivi l\u2019avevano ripresa e divulgata senza ulteriori controlli e con sconcertante superficialit\u00e0.<\/p>\n<p>Se un piccolo ma significativo merito posso ascrivere alla mia modesta persona, \u00e8 quello di essere riuscito, da solo, appunto a scoprire l\u2019inconfutabile verit\u00e0 sulle origini e sulla famiglia di Enrico Caruso, smentendo per la prima volta, da Foggia, la falsit\u00e0 e le inesattezze pubblicate per oltre sessant\u2019anni dai pi\u00f9 autorevoli soloni del melodramma. Il tutto con una semplice spinta di un duplice impulso: la mia caparbia voglia di verit\u00e0 e il desiderio di aiutare il mio carissimo amico americano a dissipare ogni dubbio sulle origini campane della sua famiglia. Enrico Caruso jr., che stava scrivendo una monumentale biografia sull\u2019illustre genitore dal titolo: \u201cEnrico Caruso my father and my family\u201d era assillato, infatti, anche e soprattutto per motivazioni di mero interesse familiare, dall\u2019ansia di conoscere qualcosa di pi\u00f9 sui diciassette fratelli anonimi del padre.<\/p>\n<p>Fu quasi naturale, per me, assicurare all\u2019amico Enrico jr. che mi sarei impegnato alla ricerca di tutti i dati possibili, non solo sul suo grande padre, ma sulle origini e sulla composizione dell\u2019intera famiglia.<\/p>\n<p>Raggiunsi innanzitutto Piedimonte Matese (gi\u00e0 Piedimonte d\u2019Alife) paese d\u2019origine dei genitori di Caruso, dove la paziente consultazione di centinaia di pagine dei remoti e polverosi registri anagrafici dell\u2019epoca mi condusse alle prime incoraggianti scoperte. Prima di tutto, l\u2019et\u00e0 dei genitori e la data del loro matrimonio: elementi fondamentali per l\u2019esito delle indagini. Cos\u00ec, il padre del tenore, Marcellino, di professione ferraio, era di due anni pi\u00f9 giovane della moglie, la filatrice Anna Baldini. E quando convolarono a nozze, nella Chiesa dell\u2019Annunziata il 26 agosto del 1866 avevano rispettivamente 26 e 28 anni. Se \u00e8 vero e dimostrato che il futuro sommo tenore nacque appena sette anni dopo quel matrimonio, come \u00e8 mai possibile che la sua venuta al mondo sia stata preceduta dalla nascita di ben diciassette fratellini?<\/p>\n<p>Per nulla appagato da questa gi\u00e0 importante scoperta, proseguii le ricerche. A monte, un altro trascurato tassello: il nonno materno di Caruso, Vincenzo Giuseppe Baldini, subito dopo la nascita era stato trovato abbandonato, il 20 ottobre 1812, nella \u201cruota\u201d dell\u2019orfanotrofio di Piedimonte d\u2019Alife. Era dunque figlio di ignoti. Furono poi le suore del convento a dare a quel trovatello il cognome Baldini.<\/p>\n<p>La nonna materna del tenore, invece, mi inorgogl\u00ec a\u2026distanza. Presentava infatti, una singolare omonimia col mio cognome, dal momento che si chiamava Carmela d\u2019Onofrio: guarda caso, anche con la d minuscola!<\/p>\n<p>Avendo rilevato dai registri comunali che i genitori di Caruso \u201csubito dopo il matrimonio si erano trasferiti a Napoli\u201d (per motivi di lavoro del padre, Marcellino, assunto come custode alle officine Meuricoffre), continuai le ricerche appunto presso lo Stato Civile del Comune capoluogo e, in ben cinque giorni di febbrili consultazioni, accertai puntigliosamente nomi e date di nascita di tutti i fratelli del tenore: due, nati prima di lui (Pasquale nel 1869, e Antonio nel 1871); e, successivamente, Giacomo (1874), Giovanni (1876), Francesco (1877) e infine Assunta (1881). In realt\u00e0, dunque, i fratelli di Caruso furono 6, e lui fu il terzo di sette figli. All\u2019infanzia sopravvissero per\u00f2 solo in tre: oltre a Enrico, solo Giovanni e Assunta.<\/p>\n<p>Missione compiuta, allora: chiaramente smentito che Enrico Caruso fosse il diciottesimo di ventuno figli; ed anagraficamente accertato che era, invece, il terzo di sette fratelli. Essendo ben difficile, comunque, ritenere che la prima versione fosse solo frutto di una superficialissima svista, mi sembra pi\u00f9 logico propendere per una esaltata montatura giornalistica. Frutto, cio\u00e8, del disegno di chi voleva alimentare il mito di un artista il quale &#8211; prima ancora che alle proprie naturali doti di voce, sensibilit\u00e0 e presenza scenica &#8211; doveva successo e fortuna a una sorta di miracolo del caso e del destino.<\/p>\n<p>Sono state molte le pubblicazioni che, in tutto il mondo, hanno recepito il valore delle mie scoperte dandole un giusto rilievo, per aver sfatato ci\u00f2 che da sempre era stato definito \u201cil mito pi\u00f9 persistente della vita di Caruso\u201d. Ma il premio pi\u00f9 caro ed ambito \u00e8 racchiuso, per me, in una lettera che Enrico Caruso jr. mi invi\u00f2 dalla Florida e che custodisco gelosamente assieme a tanti ricordi del padre: \u201cCaro Guido, mi mancano le parole per esprimerti la mia ammirazione e tutta la mia immensa gratitudine per la tua costanza e devozione alla nostra causa &#8211; dico nostra perch\u00e9 il lavoro di indagini sulla mia famiglia, che ha sortito scoperte inimmaginabili e sorprendenti, \u00e8, come gi\u00e0 detto telefonicamente, incredibile! Senza di te sarei rimasto a secco di notizie da inserire nel mio libro biografico di prossima pubblicazione\u201d.<\/p>\n<p>A conferma della sua soddisfazione, esalt\u00f2 poi pi\u00f9 volte il mio nome nel suo lavoro biografico, dove volle pubblicare anche una foto che mi ritrae davanti al mausoleo del tenore, nel Cimitero del Pianto di Napoli. L\u00ec, peraltro, da quaranta anni mi reco puntualmente nelle ricorrenze di Caruso (nascita e morte) per far celebrare a mia cura &#8211; io foggiano &#8211; funzioni religiose in memoria del grande tenore: con un\u2019assiduit\u00e0 e una sollecitudine che &#8211; duole prenderne atto &#8211; non mostrano neanche i suoi discendenti diretti e i concittadini napoletani! E talvolta, per ripristinare pulizia e decoro, ho dovuto portare dalla mia citt\u00e0 una squadra di addetti!<\/p>\n<p>Dalla lontana Florida, il figlio di Caruso percepi\u0300 appieno, evidentemente, lo spessore del mio impegno totale e della mia incondizionata devota ammirazione per l\u2019illustre genitore. E mi lascio\u0300 una testimonianza di fiducia e apprezzamento preziosa quanto uno dei piu\u0300 rari cimeli. Cosi\u0300, con una missiva indirizzata al direttore del Cimitero del Pianto mi autorizzo\u0300 al \u201clibero ed incondizionato accesso\u201d al Mausoleo carusiano. Tanto piu\u0300 importante, questa iniziativa, perche\u0301 costituiva un\u2019eccezione, per la mia modesta persona, dopo che in precedenza, a seguito di una sconcertante profanazione della tomba, avvenuta nel 1978, si proibiva quell\u2019accesso \u201ca chicchessia\u201d.<\/p>\n<p>Sono quindi l\u2019unica persona al mondo a godere di tale privilegio. E serbo quella missiva con gratitudine e orgoglio, e con un\u2019emozione particolare che deriva da un evento perlomeno singolare. Enrico Caruso jr. la scrisse e la firmo\u0300 il 7 aprile 1987: precisamente due giorni prima della propria morte! Di questo originale riguardo \u2013 puntualmente annotato in diversi articoli di stampa &#8211; ha tenuto ben conto il Questore di Napoli. Nel 2009, infatti, dopo che la Polizia era riuscita a recuperare gli arredi funerari rubati da ladri-vandali nella tomba di Caruso, volle che quella preziosa refurtiva fosse consegnata &#8211; nel corso di una conferenza stampa &#8211; nelle mani del sottoscritto, unico ideale custode per l\u2019esclusivo accesso al Mausoleo.<\/p>\n<p>La nostalgia e il rammarico per la mancanza di un Museo carusiano nella terra natale del sommo tenore, trovano un motivo di degna e forse ancor piu\u0300 alta compensazione nella realizzazione del suggestivo Museo nella Villa Bellosguardo di Lastra a Signa. Se le mie modeste doti di storico e cultore possono avere un minimo rilievo, sono lieto di usarle per accompagnare tutta l\u2019ammirazione che merita questa iniziativa.<\/p>\n<p>Anch\u2019io, pur nella modestia delle risorse e delle disponibilita\u0300, ho dedicato passione e energie nella raccolta di testimonianze di ogni tipo, della personalita\u0300 e dell\u2019Arte del nostro piu\u0300 grande tenore. E &#8211; quando il Museo di Lastra a Signa non era stato forse neppure immaginato &#8211; ho voluto lasciare una emblematica traccia in una citta\u0300 &#8211; come Sorrento &#8211; dove Enrico Caruso trascorse momenti struggenti, tra speranza e presentimenti, negli ultimi giorni che precedettero la sua immatura e dolorosa scomparsa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, in virt\u00f9 dell\u2019amicizia che mi lega al proprietario del ristorante dedicato proprio al sommo tenore, ho fornito disinteressatamente moltissimi ricordi di Enrico Caruso, coniugando cos\u00ec le note della sua incomparabile Arte a quella della buona cucina napoletana ed internazionale. Questo locale \u00e8 quindi denominato \u201cRistorante Museo Caruso\u201d ed \u00e8 punto di attrazione e di incontro di melomani e gastronomi di ogni parte del mondo.<\/p>\n<p>Anche nelle piu\u0300 composte e rigorose memorie degli artisti c\u2019e\u0300 sempre qualche angolo rischiarato da barlumi di rilassata intimita\u0300 o di giocosa familiarita\u0300, tra amici e persone piu\u0300 care, al tavolino di un bar, in un\u2019allegra tavolata, o su un terrazzo a mare, col Vesuvio di fronte. L\u2019ultimo Caruso lo ricordo cos\u00ec, con un guizzo vivido e sempre mutevole negli occhi: teneramente amorevole verso la sua piccola Gloria; ammiccante nella miriade di autocaricature in cui, con spietata ironia, si arrotondava oltre misura le proporzioni del ventre e delle guance; col recupero del suo vero timbro di voce e personalita\u0300 quando intonava cameratamente l\u2019inno delle truppe americane \u201cOver There\u201d, all\u2019aperto, senza microfono e senza altoparlante, davanti a ben centomila persone!<\/p>\n<p>Unico nella storia del melodramma; umanamente duttile nell\u2019espressione del talento e della personalita\u0300. E\u2019 questo il mio &#8211; il \u201cnostro\u201d Caruso: l\u2019artista e l\u2019uomo che io personalmente porto da una vita nel cuore.<\/p>\n<p>Guido D&#8217;Onofrio storico di Caruso.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u200bGUIDO D\u2019ONOFRIO, STORICO DI CARUSO, E ENRICO JR. Non ho avuto &#8211; e, per evidenti distanze anagrafiche, non potevo avere &#8211; la fortuna di conoscere personalmente Enrico Caruso. Ma sin dalla pi\u00f9 giovane et\u00e0 (quando con passione e rispetto cercavo di accostarmi anch\u2019io all\u2019arte della Lirica) mi bast\u00f2 sentire qualche sua romanza su un vecchio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>Ti diamo il benvenuto in WordPress. 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